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Remo Tesolin nasce ed opera ad Annone Veneto crocevia tra la cultura genuinamente friulana e quella aristocraticamente veneziana. A Venezia trascorre gran parte della sua formazione artistica, città alla quale rende omaggio con una recente produzione artistica titolata “ Da Pensieri Muranesi”. Trattasi di una serie di composizioni cromatiche divise in pannelli nate dall’idea di una loro successiva realizzazione scultorea presso la fornace di Stefano Toso di Murano. Pensieri poiché appaiono come scenari aperti sull’anima dell’artista, che nella loro visione informale ci offre il proprio mondo interiore: passionale, genuino, istintivo e ironicamente provocatorio...”.
- (Veronica Provedani – Venezia marzo2003).

“… Artista estroverso, poliedrico, dalla straordinaria varietà di stili, materiali e soggetti. Passa con disinvoltura dalla pittura alla scultura al digitale, alla ricerca sul colore, con una naturale predisposizione al cambiamento, all’innovazione. Non persegue nessuna regola, non si attiene a schemi precisi, ma libero nel dialogo visivo/creativo, conduce la sua linea di concetto personale con proposte ben accentrate come irreale focus in ogni sua creazione, mai dimostrativa, sottoponendo il lettore delle sue stesse opere visive, non il delicato raffigurare il tema, se non lo scalfire il profondo momento dichiaratosi nella sua lotta interna. Artista concettualmente abile nel districarsi da evidenti soluzioni, dimostrando con maestria la sua fertile fase creativa e il suo spaziare in un mondo realmente “ben descritto…”
- (Raul Fernandes Madero – Barcelona – luglio 2002)

Dal 1965 ha partecipato a numerose manifestazioni d’arte nelle principali città italiane, in numerosi paesi d’Europa, negli stati Uniti d’America, Messico, Giappone ed Hong Kong. “…Diversissimo dagli artisti della sua provincia, perfettamente coerente con la sua pittura: una pittura-fiume la cui corrente porta con sé i fecondi stimoli di culture americane ed europee, da Pollock a De Kooning, da Picasso a Pasolini… una stagione felice. Ed una esperienza pittorica, quella sua, coeva alla parabola dell’iformale o dell’espressionismo astratto nordamericano, che lo avvicina un po’ allo spazialismo, sulla scia del dripping del già citato Pollock. Tralasciando queste esperienze, Tesolin si avventura anche in altri settori di notevole valore quando affronta la figura umana. Figure in equilibrio fra sogni e sottili angoscie, volti pieni di stupori: sono immagini che costituiscono una “pittura concreta”, accettabile non come “riproduzione” ma come costruzione autonoma di forme e riecheggiamento di quel’ ”urlo” esasperato e violento che ha dominato e domina tanta arte del nostro Novecento…”
(Luigi Danelutti – Trieste luglio 1992)

 

 

 L’arte deve essere espressione del tempo in cui si nasce e si fa e,
per conseguenza, interpretazione della realtà che da ogni parte
viene incontro all’uomo e che egli domina con l’intelletto attraverso
la scienza o l’arte. Non si tratta più oggi, nella arte figurativa, di
rendere il dato fenomenico obiettivo con maggiore o minore
approssimazione, ma di interpretare una realtà in divenire che
sfugge all’esperienza immediata e che è anche dato di coscienza,
presa di posizione personale e sociale.
Il problema dell’uomo (che è poi quello della vita come ontologia
costitutiva del reale rapporto soggetto-oggetto e che non si
presenta più come idealismo, ma come presa di coscienza
dell’identità dell’unità dell’essere) il problema dell’uomo è al centro
dell’interesse estetico di REMO TESOLIN e ne costituisce i contenuti
puramente estetici; vale a dire, nelle sue opere, come del resto
per tutta l’arte astratta, non si deve ricercare il “che cos’è”, poiché
la pura istituzioni di rapporti cromatici e di linee è la ricostruzione
di un dato in divenire che non esiste come tale nè prima nè dopo.
I contenuti dell’arte, infatti, esistono come possibilità che solo poi
l’artista riesce ad esistenziare (e a fermare) in una forma unica-
mente esistente. La ricostruzione di questo flusso della realtà, che
non si pone oggettivamente se non come compiuta esteticità, è
l’idea centrale delle opere di REMO TESOLIN, idea che egli risolve
negli accurati richiami che, posti in un nucleo centrale della com-
posizione, si sviluppano e si dilatano, lasciando volutamente inso-
luto un problema che d’altra parte, l’arte non può risolvere, un
problema che sale alla coscienza e che è l’aggancio al divenire
e alla vita. In questi lavori c’è quindi un nodo problematico che
rimanda continuamente al porsi di una tesi, poiché nessun valore,
se non quello del bello possono essere contenuti primi di un
farsi estetico. Liliana Muti, 1970,
Centro di Cultura Internazionale “JESULUM”

 

 Fantasia ed invenzione nelle opere di Remo Tesolin

Diversissimo dagli artisti della sua provincia, perfettamente coerente con la sua pittura - una pittura-fiume la cui corrente porta con sé i fecondi stimoli di culture americane ed europee, da Pollock a de Kooning, da Picasso a Pasolini - Remo Tesolin, poco più che cinquantenne di Azzano Decimo, è un artista consapevolmente partecipe dei suoi personaggi e delle sue espressioni pittoriche.
Impeccabile con un paio di Jeans come in un completo di vigogna, sorridente e amabilmente severo, colto e sereno quando analizza le sue opere e ne spiega le varie vicissitudini espressive, Remo Tesolin affronta l’irrazionale in maniera tutta personale: in una dimensione irrinunciabile della propria narrazione pittorica, mentre sottile è il diaframa che separa la sua pittura dalla realtà.
C’è nelle opere di Remo Tesolin, una corrente di sensibilità che il fruitore è capace non solo di capire ma di “auscultare” con la propria partecipazione alle cose dell’arte: una pittura dunque, quella di Tesolin, che si fa voce interiore.
L’artista sembra quasi teorizzare una personale ricerca estetica in alcuni punti salienti: in un monologo con i “taggers”, con i graffisti metropolitani dai colori di un cromatismo violento, una pittura quasi assimilabile al famoso “dripping” di Pollock. Tesolin riprende lo studio rivolto alla ricerca di un alfabeto geometrizzante che definirei “neofuturismo gotico”, ove, il già citato dripping viene racchiuso in questi “segni” richiamanti le tante condizioni ed i tanti condizionamenti dell’oggi.
L’artista usa vuoti, pieni, neri; intrecci fra colore, poesia e musica: forme preesistenti in maniera da provocare una sorta di incantamento, riproponendo un discorso sulla filosofia e sull’ironia dell’arte contemporanea.
Ed è un presunto caos che si ricompone in forme più armoniche. Forse coesistono in Tesolin due nature: una istintiva, l’altra riflessiva, che si esprimono in un cromatismo acceso, in accordi tonali. Isuoi disegni poi, monotipi di raffinata stesura, quasi “chartae”, restituiscono echi di un’antica purezza, annunciando futuri fermenti espressivi.
Nella sua maturità d’artista c’è un accavallarsi di esuberanti esperienze di vita e di ricerche pittoriche, di un’esaltante poesia
di scissioni e ricomposizioni, di interrelazioni fra immaginazione e realtà, di tensioni trascendenti e legami con la corporeità   terrigna del suo Friuli.
Una stagione felice, ed un’eperienza pittorica, quella sua, coeva alla parabola dell’informale o dell’espressionismo astratto nordamericano, che lo avvicina un po’ allo spazialismo, sulla scia del dripping del già citato Pollock’.
Tralasciando queste tendenze, Tesolin si avventura anche in altri settori di notevole valore quando affronta la figura umana (c’è nel suo cuore anche una scheggia di naturalismo realista?). Figure in equilibrio fra sogni e sottili angosce, volti pieni di stupori infantili: sono immagini che costituiscono una “pittura concreta”, accettabile non come “riproduzione”, ma come costruzione autonoma di forme e rieccheggiamento di quell’“urlo” esasperato e violento che ha dominato e domina tanta arte del nostro Novecento.
Remo tesolin vive dunque le sue metamorfosi pittoriche - soppesate dalla bilancia delle stagioni, del tempo - con gioia, con malinconia, però mai prive di calore umano.

Trieste luglio 1992

 

 La Tela di Remo Tesolin 1975

Davanti a me ho una tela splendida, piena di motivazioni sollecite,
carica di particolari - ricordo - sorgente -. Impensabile quante
cose vivono “realmente” in questa fantastica tela - quale
possibilità/responsabilità di concordare togliere o meglio evidenziare
in senso pittorico-umano ciò che è veramente vita ma che occorre
un tentato di trascendenza nel sopra sensibile per poter individuare
con tutta umiltà e impotenza la vita scorrente nelle più svariate e
molteplici dimensioni, che la tranquillità di un occhio sereno non
intravede. Riprendo lo sguardo su questa tela appena gestualmente
macchiata, nella sua piena e meravigliosa libertà, tento di coinvolgermi
perdendo il senso del riflesso e del riflettente trovandomi così in varie
dimensioni incrociate del reale, tanto da percepire in senso astratto e
relativo la vita la drammaticità e la costante del grande mistero rotante
e di tutte le ragioni costituite. Così non identificando se il vero sta nell’immagine
della percezione tentata, oppure dalla mia stessa proiezione; certo è che la vita
si manifesta in tutto, anche nella tela appena macchiata. Non in senso oggettivato
intravedo continui purgatori, la vita che non cessa, figure del tempo che
camminano inquiete, attendono. Siamo tutti vivi, tanto di qua nella nostra verità,
quanto nella realtà immaginaria trascendente. Siamo tutti terribilmente vivi.
A questo punto richiudo la finestra delle impossibili esplorazioni e mi metto a
dipingere, imprigionando così qualche mia psicologica figurazione. R.T.

 

La personalità di Remo Tesolin spicca per una parte della sua produzione tematica,
relativa alla figura umana, di cui Tesolin predilige il volto. Pur senza conoscerlo perso-
nalmente in modo approfondito, vi si legge una spinta di inquietudine e di curiosità,
mai però in modo apertamente drammatico, tanto da risultare alla fine dotato di
una naturale felicità pur non priva di dubbi e di turbamenti. Nascono così opere le
cui impalcature costruttive, sempre nette ed evidenziate, con le loro asimmetrie, con
le imprevedibili dilatazioni di spazi, con le inattese dislocazioni di alcuni elementi chia-
ve risultanti da una precisa coscienza compositiva, si arricchiscono e si complicano
per l’emergenza del colore e dello stesso trattamento tecnico che subisce.
Queste figure scaturiscono e sono fissate dalla loro stessa ansia, anche quando una
aureola potrebbe dargli parvenza di soggetto sacro. Sono figure di sapore veneto, in
un ambiente alle spalle che pur essendo indefinito, è un ambiente veneto, assunto
come fondale unico o squadrato da rare linee per rafforzare i volti dalla struttura agile,
dalle occhiaie allargate e profonde, dolci e fisse, mobili dove la palla scura dell’occhio
e il bianco pongono un pensiero assorto, lo stesso che arriva a gonfiare i capelli, che
compenetra gli zigomi, e scende sino alle guance e alle bocche ampie e carnose, ma
chiuse da uno sgomento di follia collettiva.
Meno numerosi, ma ugualmente personalissimi i paesaggi. Suddivisi spesso in due piani:
non sperate di vedere una rappresentazione del paesaggio naturalistica, ma cercate di
intuire la trasposizione dell’immagine, unificata da una visione comune divisa da una li-
nea in cui il colore segna la differenza fra cielo e terra.
Questa tematica anche se può sembrare totalmente diversa è invece la continuazione
della prima, natura e figura nascono dallo stesso pensiero di Remo Tesolin, dal suo stesso
modo di vedere le cose del mondo. Nessuna attenzione al particolare: l’espressione arti-
stica è data come rappresentazione dei dorsi dei colli che incupiscono su di un cielo scu-
ro o dal brillare improvviso dei rossi dei fertili campi che appaiono nel verde e nel nero,
come visti da un’altura in una notte senza luna.
La pittura di Remo Tesolin ci manda un messaggio, il suo, personale, quello di un uomo
che vive una realtà contemporanea: un messaggio segnato da inquietudine esistenziale,
sempre in allarme, in ricerca di se tesso; un messaggio di chi si muove nella vita nevrotiz-
zando le proprie visioni senza complessi o inibizioni, che può apparire duro a compren-
dere, ma che comunque rimane sempre di grande validità e attualità artistica.

(Giorgio Falossi)

Milano, 22-12-1989
 

 Remo Tesolin parla con il colore, e riesce a farlo con estrema forza e capacità di convincere.
Ama i cromatismi sfumati e le luci forti, che gli permettono belle profondità d’insieme e
suggestive aperture verso il gusto contemporaneo. Le sue figure dai tratti scarni ed essenziali,
dallo sguardo profondo, talvolta stralunato, vivono in un mondo di geometrie pure e di forme
perfette, che vale da interessante contrasto con la loro dolente umanità... (Paolo Levi)


Considerazioni sull’essere artisti-oggi, (di Remo Tesolin)
dal catalogo “Immagine e Struttura” - Casa Editrice Giorgio Mondadori - Milano

La dura esistenza dell’essere artista

L’artista ancor oggi, tristemente, si distingue in maniera determinata, non tanto per le molteplici significazioni preconcette ereditate nel tempo, o per la sua natura sensibile, estrosa, ma in quanto è sempre esposto nella ricerca di voler raffigurare, correggere e idealizzare un mondo più “bello”, migliore.
Si sa, non è questo compito esclusivamente dell’artista, ma certamente è l’unico che si ripete con tenace e rabbiosa volontà fino a consumare se stesso, sapendo con certezza (la storia lo conferma), di essere sempre non apprezzato dal sistema, isolato e poi dimenticato.
Questo è l’infelice motivo del perché l’artista continua a comparire come figura immaginata, inventata, singolare.
Il filosofo Kierkegaard diceva: “ Se ho capito bene, che questo era il mio compito, tutt’altro che allegro, comodo e incoraggiante: se mi sarà concesso questo, anche a prezzo di inenarrabili sofferenze interiori, anche a prezzo di indicibili sacrifici esteriori, allora rimango ed i miei scritti con me”.
Certamente oggi è ancora più difficile essere artista: la vita pubblica è senza coscienza, mostruosamente divora e stravolge il senso delle cose e i significati più alti.
Viviamo una realtà da incubo, di vergogne imperdonabili, sperimentiamo ricadute strepitose: noi siamo il “Prigione”.
In questa complessità post-moderna, l’artista, il pittore, resiste, continua ad essere e a credere che l’illusione, il sogno, il bisogno di guardare oltre, l’irrompere utopisticamente nel futuro, contribuiscano a determinare e migliorare la nostra temporalità.
Ma spera e pretende anche di essere modernamente e concretamente utilizzato.
Perché non coordinare gli artisti in maniera seria, non di parte o di partito, per un progetto ambizioso di rinascenza; perché non gestire intelligentemente la loro capacità e fantasia per un restauro globale delle nostre città d’arte, piazze, musei?
Insomma per ridipingere l’Italia.
L’artista non vuole altro che esistere, partecipare e lavorare.
Remo Tesolin.


 

 

Galleria 9 Colonne/Spe l’Adige & Grand Hotel Trento.

Poliedricità cromatica e formale nelle opere di Remo Tesolin

Disegni e dipinti di Remo Tesolin, artista friulano trapiantato nel Veneto, compongono la personale organizzata dalla D’Ars Agency di Milano presso il Grand Hotel di Trento, 25 ottobre 22 novembre 1999.
L’esposizione è caratterizzata da una molteplicità espressiva, in cui s’individuano più percorsi, aperti a differenti livelli di lettura. Nel suo insieme la mostra può essere intesa come un universo composito, caratterizzato da una poliedricità cromatica e formale che l’artista rende assai bene.
Egli combina gestualità espressiva, astrattismo, informale e rimandi a certo spazialismo.
Talvolta, in qualche quadro, compare anche la figura femminile che, con la sua impronta osmotica, sospinge chiazze lattiginose e gravitazionali sulla superficie della tela.
Tesolin adopera tutta la gamma cromatica.
Ma non disdegna tuttavia il bianco e nero, con cui costruisce rappresentazioni sequenziali di una realtà inconscia, percepite e trasmesse tramite i due colori.
Il suo eclettismo gli consente di esprimere, con dissimulata capacità affabulatoria, angosce, lacerazioni e sogni virtuali che si materializzano anche in spezzoni o schegge colorate, che sfilano in ordinato equilibrio davanti all’occhio dello spettatore.

Angelo Siciliano - Via Alfieri, 1/3 - T r e n t o – 1 9 9 9

 

 

Il fattore “spazio” nella pittura di Remo Tesolin

Remo Tesolin vive sulla propria pelle l’incetezza e l’inquietitudine
del contemporaneo.
Portato ad esprimersi con ampie e vigorose pennellate di colore,
a volte rinnega le une e l’altro per lasciarsi contagiare da un bianco/nero matericamente estraneo alla stessa tecnica della
sua formulazione pittorica: quello della fotocopia, cui ricorre per riprodurre, con ostentata cadenza, il riquadro dello schermo televisivo.
Con ciò Tesolin non abiura solamente la tecnica ad olio, in quanto chiama in causa anche la ripetitività dell’immagine, che assume il rtmo cadenzato, ma prolungabile all’infinito, proprio della cinematografia.
Con la fotocopia priva di immagine, Tesolin non pretende di adire al movimento; pur alludendo alla successione cinematografica egli si sottrae alla suggestione della drammaticità dell’azione trasmettendo un senso di ambiguità e di insicurezza, che trova le sue motivazioni nell’inquietitudine esistenziale del nostro tempo.
Per la contemporaneità esiste solo il dubbio, l’incertezza, la perplessità, sia per quanto riguarda le prospettive future, sia per ciò che attiene al presente, indagato ma non capito, o, per meglio dire, in cui non è possibile individuare un’idea-guida, un’urgenza primaria, un senso attivo e positivo dell’esistenza.
Tutto è rimesso continuamente in discussione, tutto è vago ed ambiguo. La profonda evoluzione registrata negli ultimi decenni, ha ingenerato smarrimento e reso obsolete le impostazioni culturali del passato.
Tutto da costruire ex novo? A noi poco interessa conoscere se tutto o meno debba essere riprogettato, mentre interessa richiamarci a quanto detto per il semplice motivo che vi vediamo anticipata la dimensione “spazio” entro cui opera Tesolin.
E’ uno spazio pluridimensionale? E l’artista si manifesta ancora con gli strumenti del passato o affida la sua magia trasfigurante (sempre ammesso che tale possa essere) alle nuove tecnologie della comunicazione? E’ decisamente prematuro tentare un risposta. Ma il problema è avvertito, inquieta e, in certi casi, sgomenta.
Remo Tesolin vive questa inquietitudine, ne intuisce le origini, è consapevole dell’esigenza di dover operare in prospettiva, si adopera nel tentativo non di dare soluzione alla vexata quaestio (dove è preliminarmente necessario che altre opacità si decantino), ma di visualizzare le ambiguità del presente: non gli interessa soffermarsi su chi scaricare le responsabilità, sempre ammesso che di responsabilità si tratti, nè di formulare previsioni più o meno ardite.
Ciò che gli interessa piuttosto è prendere atto dello status quo, che, seppur privo di un suo almeno approssimativo orientamento, è uno status cui l’arte può dare una versione estetica, perché esso è, alla pari delle motivazioni di qualsivoglia altro periodo, uno status che determina un vissuto e, perciò stesso, sollecita l’immaginazione e la rende aperta sugli orrizzonti di un futuro tutto da esplorare.
La risposta di Remo Tesolin è redatta in termini pittorici, ma non solo: la ripetitività della inquadratura/fotocopia non è semplice e scontata parafrasi della serialità tipica della produzione industriale, essendo piuttosto frantumazione del concetto di visione prospettica unitaria, qual è stato ereditato dalla tradizione rinascimentale.
E’ proposizione di un testo per la cui lettura è necessario spostare continuamente l’attenzione da un punto ad un altro dell’ambiente espositivo, o meglio, tenersi in continuo dialogo con la complementarità di più sollecitazioni.
E’cioé un adeguarsi alle esigenze di uno spazio non statico, non definito una volta per tutte.
E’ vivere una realtà dinamica, vivacizzata da una pluralità di soggetti, dove un’opera si relaziona continuamente ad un’altra, il colore al bianco/nero, l’angolo alla parete, in un continuo susseguirsi di richiami e di rimandi (echi), che sottraggono protagonismo alle singole opere per affermare la titolarità dei diritti dello spazio vissuto dalla persona e delle situazioni che la stessa va ad esperire.
Lo spazio , non dimentichiamolo, è l’ambito entro cui si manifesta la vita, l’agire ed il relazionarsi di persone e cose.
Vita che , al presente, è nutrita di infiniti richiami e stimolazaioni, come di silenzi e di smentite; espressione di una vitalità che trova nell’opera di Remo Tesolin una traduzione visiva intensa di sollecitazioni ed aperta ad infinite letture di un presente
superficialmente estroverso, ma in realtà profondamente enigmatico, perché non sostenuto da chiari e persuasivi indirizzi di pensiero.

Luciano Perissinotto Maggio 2000



 



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  • 24 mar 11
    Ringrazio tutti i visitatori interessati al mio lavoro. Per una visione più completa, questo è il mio sito ufficiale: www.artremotesolindannone.com Grazie.
    -- Remo Tesolin