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Domenico Grenci

Studi ed esperienze:
Diplomato nel Liceo Classico “Ivo Oliveti” di Locri (R.C.) con il voto di 82/100;
Dipomato in pittura, Accademia di Belle Arti di Bologna, con il voto di 110 e lode/110.
Ha Frequentato il Biennio specialistico in pittura all’Accademia di belle Arti di Bologna laureandosi con il voto di 110 e lode/110.
Attualmente è assistente volontario della cattedra di pittura del prof. R. Novali.

Mostre:
· 2008 Castellarte, S.Sverina, Crotone.
· 2008 “selvatico 8.0” Cotignola, Ravenna.
· 2008 Collettiva, galleria Amphisbaena, Modena.
· 2008 “Domenico Grenci”, personale, galleria Amphisbaena, Modena.
· 2008 “Artisti della galleria”, galleria Elexpo, Prato.
· 2008 Collettiva, isola D’Elba.
· 2008 “a ciascuno la sua arte, la sua fine”, Modo infoshop, Bologna.
· 2007 galleria comunale, Piombino.
· 2007 “One”, galleria comunale di Faenza.
· 2007 “Twins”, Galleria Neon-campobase a cura di Paolo Parisi, Bologna.
· 2007 Open Studio 2007, palazzo delle esposizioni, Faenza.
· 2007 Venti di erasmus, Rimini.
· 2007 Confronti 3, galleria comunale S.Giorgio di Pesaro, Pesaro.
· 2006 Il Portico Libreria Edison, Bologna.
· 2005 “Il tempo dell’arte”, mostra tenutasi in accademia a Bologna.

Ha partecipato a:
· 2008 premio Coinè per l’arte, Forlì, (vicitore premio della stampa).
· 2007 Premio maggio fiorito, Cento, Ferrara. (vincitore del primo premio).
· 2007 Premio Focus Albengoa, Sevilla, Spagna.
· 2007 Premio Goldener Kentaur, Kunstlerhaus, Monaco di Baviera. (vincitore del primo premio).
· 2007 Premio Celeste, Siena. (presente nel catalogo).
· 2006 Premio Minicuadros, Madrid.
· 2006 Premio S.A.M.P., Bologna (acquisizione dell’opera dalla Fondazione CARISBO).
· 2005 Premio Morandi di incisione, Bologna.

Qui io resto, formo uomini
a mia immagine,
una stirpe che mi sia uguale,
per soffrire, per piangere,
per godere e per gioire,
e non curarsi di te,
come me.

Goethe (Prometheus)

Inizio qui a parlare in modo non casuale, trascrivo questa frase perché, più di altre, simboleggia il fare artistico di Domenico Grenci.
Innanzi tutto si evince una scelta di campo, una scelta oggi non scontata e forse imprudente, quella della pittura.
In un clima in cui l’ansia della novità, sia fattuale che poetica, pervade nella sua totalità il sistema-arte e lo fa degenerare nel meccanismo mercantile di domanda e offerta, pare sia impossibile poter portare avanti una ricerca profonda e sentita.
Per questo il “Qui io resto” goethiano diventa emblema di un atteggiamento critico e coraggioso il quale pone questa esperienza nella cosidetta ricerca di nicchia.
Il traguardo della figurazione, anche se in fondo nell’opera dell’Artista le distinzioni di genere paiono non trovare spazio, può essere considerato come complementare alla pittura in quanto materia viva. Sta qui, dunque, il tentativo quasi eroico di ristabilire, come direbbe Jean Clair, il corpus universalis della pittura in cui tela, colore, disegno, soggetto, convivono insieme in equilibrio. Forse sta nell’humus culturale di Domenico la ricerca della misura e probabilmente questa è una peculiarità tutta italiana. Essa si esprime nel rifiuto dell’eccedenza, della spettacolarizzazione, dell’idea sensazionalistica e del lavoro violento e rumoroso.
La scelta di soggetti prevalentemente femminili è dettata da una poetica che ha come motivo essenziale la sottile inquietudine, la stessa inquietudine che la bellezza ideale, trascendendo le epoche, contiene in se.
La figura femminile, con la sua carica di significati, ad uno stesso tempo innocenti, erotici, materni, sublimi, perversi pare essere un campo di ricerca fecondo. Le immagini desunte dal mondo della moda, così patinate e finte, simboli di una bellezza immateriale e stereotipa sono filtrate attraverso un fare artistico, gestuale e diretto, conseguenza di una meditazione profonda, attraverso la quale è possibile l’interpretazione dell’immagine che permette l’emergere di suggestioni nascoste e radicate nella stessa essenza di bello, il conturbante, il sublime, il fascino della degenerazione, che per altro sono allo stesso tempo agognate e subite dall’autore, danno l’idea della sensazione psicologica che si viene a creare nel guardare questi ritratti. Un disagio che nasce dagli sguardi confondenti dei soggetti i quali sembrano dover svanire da un momento all’altro e lasciare spazio al colore soltanto.

Ciò che colpisce infine nei suoi lavori non è tanto il significato, quanto il fatto che non ti colpiscono a morte, ti toccano sottilmente e ti lasciano un filo d’inquietudine…

Lo sgomento non deriva forse dalla senzazione d’essere davanti allo sguardo della pittura?
(Giacomo Bartolucci)